![]() |
AgeBook
Casa editrice digitale |
![]()
![]()
Critica Letteraria
Una nuova opera sul Diritto d'Autore ad opera di un professionista del settore
Scarica
AGEReader dalla pagina della Biblioteca e
scopri lo straordinario sviluppo del mercato della musica in Internet
Dopo il profetico intervento di Nicholas Negroponte, ospitiamo per gentile concessione dell'autore Fabio Ciotti e della casa editrice Laterza un estratto del quinto capitolo del libro"Frontiere di rete", disponibile integralmente anche sul sito della casa editrice.
L'autore svolge attività di ricerca presso l'Università di Roma ed è noto per la sua partecipazione ad iniziative quali il celebre progetto Manuzio: la ricchezza di questo suo contributo brilla chiaramente dell'esperienza di un veterano.
Ringraziamo la prestigiosa casa editrice Laterza per il costante impegno delle sue proposte editoriali e l'attenzione con cui ha intrapreso gli ultimi innovativi progetti di editoria elettronica.
E-book: la rivoluzione della letturadi Fabio Ciotti Uno dei temi che ricorrono con maggior frequenza nel vasto dibattito scientifico e giornalistico sollevato dalle nuove tecnologie è, senza dubbio, quello relativo al 'futuro del libro'[ 1 ]. I contenuti di questa querelle sono molteplici e complessi, e riguardano sia il destino dell'oggetto libro in sé, sia quello della cultura del libro (o del testo) che ha caratterizzato la civiltà occidentale, almeno negli ultimi cinque secoli. Come spesso avviene quando si riflette sui rapporti tra tecnologie e cultura, la discussione sul futuro del libro si è polarizzata secondo l'ormai classica dialettica tra 'apocalittici e integrati'[ 2 ]. Ma entrambe le fazioni concordano su un punto: le nuove tecnologie digitali sono agenti di una trasformazione radicale della nostra cultura, caratterizzata dall'eclisse dei modi di produzione e diffusione culturale basati sulla stampa, e dall'emergenza di nuovi modelli basati sulla creazione e trasmissione di contenuti digitali. Sebbene questa analisi possa essere in parte condivisibile, si deve osservare come i supporti digitali, almeno per ora, non abbiano rappresentato una vera e propria alternativa al libro cartaceo[ 3 ]. Non che vi sia una carenza di pubblicazioni digitali: negli ultimi dieci anni il mercato è stato inondato di prodotti editoriali su CD-Rom[ 4 ], per non parlare delle centinaia di risorse Internet che complessivamente rientrano nella definizione di biblioteca digitale[ 5 ]. Ma questi oggetti nella maggior parte dei casi sono considerati e usati come opere di riferimento, o strumenti didattici e scientifici. L'attività della lettura, in gran parte delle sue forme e manifestazioni, è invece rimasta legata al rapporto con il tradizionale libro cartaceo, la cui struttura perdura a grandi linee intatta da quasi due millenni[ 6 ]. Una delle più interessanti novità tecnologiche e commerciali che ha caratterizzato il panorama dei nuovi media nel corso dell'ultimo anno sembra poter mettere in discussione se non la permanenza, almeno la centralità del libro cartaceo anche come supporto della lettura. Ci riferiamo al fenomeno dei cosiddetti e-book, sul quale ci soffermeremo in questo capitolo[ 7 ].
Che
cos'è un e-book? In generale con il termine e-book (libro elettronico) si intende un'opera letteraria monografica pubblicata in forma digitale e consultabile mediante appositi dispositivi informatici. Si noti che l'aggettivo 'letteraria', in questa definizione, assume l'accezione universale di opera dell'ingegno espressa come testo verbale, e non si riferisce esclusivamente a opere letterarie in quanto oggetti estetici (romanzo, poema, testo drammatico) distinti dai testi saggistici, scientifici e così via. La determinazione di 'opera monografica' differenzia un e-book vero e proprio dalla versione elettronica di una pubblicazione periodica, per indicare la quale si tende ad adottare il termine e-journal (periodico elettronico). L'uso del più generico e-publication (pubblicazione elettronica) è stato suggerito al fine di riferirsi a opere di qualsiasi genere pubblicate in formato digitale. In realtà nella vasta pubblicistica dedicata ai libri elettronici l'uso della terminologia non è sempre rigoroso. In particolare il termine e-book viene comunemente impiegato per indicare sia una pubblicazione su supporto digitale (di qualsiasi genere), sia gli strumenti con cui vi si accede (specialmente in riferimento a quelle tecnologie hardware che sono state specificamente sviluppate a questo fine). Per evitare questa ambivalenza - che caratterizza anche il termine libro[ 9 ] - useremo l'espressione 'dispositivo di lettura' al fine di indicare gli strumenti hardware e software che consentono a un utente di avere accesso a un'opera letteraria in formato elettronico. Il
fenomeno e-book: verso la lettura elettronica? Nonostante questa 'tradizione' relativamente lunga (se misurata secondo i ritmi evolutivi che caratterizzano le nuove tecnologie), le pubblicazioni su supporto digitale non hanno mai rappresentato un'alternativa vera e propria a quelle su supporto cartaceo, se non in ambiti molto ristretti (ad esempio nella manualistica tecnica specializzata, o nei repertori legali). Insomma, sebbene si possano trovare numerose edizioni della Divina Commedia su Internet o su CD-Rom, il numero di persone che hanno letto il poema dantesco direttamente sullo schermo è decisamente esiguo. Conseguentemente l'industria editoriale tradizionale ha inizialmente riservato un'attenzione solo episodica ai nuovi media, e l'editoria elettronica si è ritagliata uno spazio di mercato distinto e parallelo rispetto a quello tradizionale, concentrandosi su quei contenuti in cui il supporto elettronico è intrinsecamente necessario: opere ipertestuali e/o multimediali e videogiochi. La scarsa fortuna della lettura 'mediata da strumenti elettronici' ha molteplici spiegazioni, sia di natura tecnica sia di natura culturale. Dal punto di vista tecnico è indubbio che i dispositivi informatici, se confrontati con i libri cartacei, presentino evidenti limiti di ergonomia e versatilità: la risoluzione e la qualità grafica dell'immagine digitale sono di gran lunga inferiori a quelle della stampa; la lettura prolungata su schermo (soprattutto sugli schermi a tubo catodico) induce fastidi e disagi alla vista; i dispositivi hardware sono scarsamente o per nulla portabili, e comunque necessitano di accedere a fonti di energia; la presenza di molteplici tecnologie hardware e software per la codifica, archiviazione e fruizione dei contenuti digitali costringe gli utenti a servirsi di numerosi strumenti diversi, ognuno con una sua particolare interfaccia. Ma non meno rilevanti sono stati gli ostacoli culturali, primo fra tutti la diffusa e consolidata familiarità con il libro a stampa. Una familiarità dovuta al fatto che nella società occidentale la parola scritta - soprattutto quella stampata - ha un ruolo fondamentale nella trasmissione culturale e nel processo formativo delle nuove generazioni. Ma anche al vero e proprio rapporto affettivo che si instaura tra un lettore e i suoi libri: sia che vengano ammassati un po' disordinatamente su scaffali e scrivanie, sia che vengano disposti in perfetta sequenza nella libreria. Del tutto simmetrica è la predominante diffidenza o indifferenza di molta parte del mondo umanistico - depositario tradizionale e privilegiato dell'attenzione verso i libri e la lettura - verso i dispositivi informatici, e la conseguente scarsa alfabetizzazione informatica che ne è derivata. Tuttavia negli ultimi quattro o cinque anni, soprattutto grazie all'enorme interesse verso Internet, si è sviluppata e diffusa una diversa attitudine culturale verso la tecnologia digitale e i nuovi media. In alcuni paesi questo processo è ormai in fase assai avanzata: negli Stati Uniti e nell'Europa industrializzata l'uso dei computer è ormai comune, e gli strumenti informatici hanno un ruolo importante (e talora fondamentale) nella formazione. Sempre più spesso e sempre più a lungo si accede a informazioni direttamente sullo schermo di un computer. La convergenza tra questa trasformazione culturale e una serie di innovazioni tecniche come la creazione di dispositivi informatici sempre più piccoli e leggeri e il miglioramento qualitativo della grafica digitale, potrebbe determinare una radicale inversione di tendenza nella fortuna della lettura elettronica. La nostra impressione, confortata da quella di molti analisti, esperti e imprenditori del settore hi-tech, è che siamo ormai vicini a una vera e propria esplosione del 'fenomeno e-book'. Sebbene le certezze inconfutabili sulle 'meravigliose sorti' di questa o quella tecnologia espresse da tecnocrati e tecnofili vadano prese con molta cautela e una buona dose di spirito critico (basti ricordare l'abbaglio tecnologico rappresentato dall'infatuazione che tre o quattro anni fa aveva colpito molta parte degli esperti di Internet relativamente all'uso in rete delle cosiddette tecnologie push[ 11 ], uso che - contrariamente alle previsioni - è rimasto almeno finora assolutamente marginale), è innegabile che attorno agli e-book si stia sviluppando una notevole attenzione sia negli ambienti tecnologici sia in quelli editoriali e culturali. Le prime avvisaglie risalgono a un paio di anni fa, ma l'anno zero dell'era degli e-book è stato senza dubbio il 2000. A suffragare questa affermazione si potrebbe elencare una lunga serie di eventi che hanno visto protagonisti tutti gli attori del mercato editoriale e tecnologico: autori, editori, distributori commerciali, produttori di hardware e software. Ci limiteremo a segnalarne solo alcuni, iniziando da quello che per la sua carica simbolica ha avuto l'effetto di un macigno lanciato nello stagno del mercato editoriale: la pubblicazione di un racconto in formato e-book da parte di uno degli autori più venduti al mondo, Stephen King. Riding the Bullet, questo il titolo dell'opera pubblicata la scorsa primavera, in un solo giorno è stato scaricato da oltre 500 mila utenti. Sull'onda del successo di questa prima iniziativa, da giugno lo stesso King ha iniziato a pubblicare come e-book i capitoli di un nuovo romanzo, The Plant; ogni singolo capitolo compare con ritmo mensile sul sito dello scrittore, e viene distribuito con una formula commerciale shareware al prezzo di un dollaro[ 12 ]. Poco dopo anche i giganti dell'editoria e della distribuzione hanno deciso di entrare nel mercato e-book. Time-Warner e Random House hanno così fondato le affiliate iPublish e AtRandom con la missione di pubblicare titoli in formato elettronico, seguite da Simon & Schuster e McGraw-Hill. Ad agosto Barnes & Noble (il gigante della distribuzione libraria statunitense che gestisce, tra l'altro, la seconda libreria on-line per volume di vendite), dopo un accordo con Microsoft, ha aperto un canale e-book sul suo sito (www.barnesandnoble.com), ed ha acquisito iUniverse.com, un sito dedicato alla pubblicazione di inediti in formato elettronico; a settembre anche Amazon.com ha annunciato un accordo con Microsoft per la distribuzione di e-book a partire dal 2001. ... A questa serie di eventi andrebbero aggiunti le centinaia di articoli disseminati su giornali e riviste tradizionali e on-line ("Wired", "Times", "Washington Post", "Wall Street Journal", "The Economics", per citarne alcuni), i numerosi convegni e seminari, le decine di siti Web più o meno professionali dedicati al fenomeno e-book. Un vero e proprio diluvio comunicativo che sembra confermare la convinzione di trovarsi di fronte a un momento di svolta. In realtà capire le reali dimensioni del fenomeno non è affatto impresa facile. Allo stato attuale il mercato effettivamente generato dagli e-book è praticamente irrilevante. Ma secondo una stima della Andersen Consulting entro il 2005 potrebbe arrivare a coprire il 10% delle vendite totali, con un volume di affari pari a 2,3 miliardi di dollari. La Forrester Research prevede un volume di affari di 3 miliardi di dollari addirittura entro il 2003. Per non parlare delle profezie del già citato Dick Brass che in più occasioni ha sostenuto che entro il 2010 il volume del mercato e-book sarà pari a quello dei libri tradizionali. Ma non mancano voci critiche, anche assai autorevoli come quella del commentatore del "Wall Street Journal" Matthew Rose, che in un articolo dall'assai esplicito titolo E-Books' Big Future Isn't Likely To Arrive At Any Point Soon (15/10/2000)[ 16 ] esprime molti dubbi, suffragati da indagini di mercato e opinioni interne al mondo dell'editoria elettronica, sulla reale diffusione a breve termine degli e-book. Insomma, il fenomeno e-book, al di là della brillante facciata, presenta molti aspetti controversi. Ma su questo torneremo in chiusura. Ora è venuto il momento di vedere più da vicino in che cosa consistano le tecnologie e gli strumenti per scrivere e leggere libri elettronici. Le
tecnologie per i libri elettronici l'affermarsi del paradigma dell'informatica mobile (mobile computing) nel mercato dei prodotti informatici e la diffusione dei cosiddetti computer palmari; lo sviluppo di standard per la creazione, distribuzione e fruizione dei documenti digitali; la comparsa dei primi dispositivi software e hardware per la lettura di e-book; il perfezionamento delle tecnologie di visualizzazione su schermo dei caratteri; lo sviluppo di tecnologie per la protezione del copyright sui contenuti digitali (Digital Right Management, in sigla DRM). Il paradigma del mobile computing costituisce il contesto generale in cui si inserisce il fenomeno e-book. I notevoli sviluppi nel campo della miniaturizzazione e integrazione dei componenti hardware hanno reso possibile la creazione di computer ultraportatili (subnotebook) le cui caratteristiche e funzionalità sono ormai paragonabili a quelle dei normali computer da tavolo, e soprattutto di dispostivi 'palmari' che, da semplici agendine elettroniche, sono divenuti veri e propri computer da taschino. ... Se il mobile computing costituisce in un certo senso lo sfondo dell'esplosione del fenomeno e-book, le altre innovazioni elencate in apertura rappresentano lo specifico tecnologico dei libri elettronici. Esse riguardano infatti il formato con cui gli e-book sono creati e distribuiti e i dispositivi di lettura, hardware e software, con cui un utente finale può leggerli. Naturalmente affinché gli e-book possano effettivamente affermarsi sono necessari altri due elementi: un sistema di distribuzione efficiente e un sistema per la protezione del diritto d'autore sui contenuti diffusi (Digital Right Management). Per quanto riguarda il sistema di distribuzione la soluzione è piuttosto scontata: Internet. La rete, infatti, costituisce il più efficiente ed economico canale di distribuzione per il mercato dell'editoria elettronica: come vedremo nelle prossime pagine, esistono già centinaia di siti che distribuiscono pubblicazioni sia a titolo gratuito sia a pagamento. Assai più complesso è il discorso per quanto attiene alla protezione del diritto d'autore. E questo non solo e non tanto per motivi strettamente tecnici (soluzioni ragionevolmente sicure sono già disponibili e funzionanti) quanto per motivi culturali ed economici: un atteggiamento eccessivamente restrittivo rischia di rendere l'accesso ai contenuti digitali complesso e svantaggioso per gli utenti, mentre uno apertamente libertario rischia di danneggiare gli interessi degli autori e degli editori. Ma su questo torneremo più avanti. I
formati standard per i libri elettronici Per avere un'idea dei problemi che possono sorgere in questo ambito è sufficiente riflettere sulla straordinaria efficienza del tradizionale libro a stampa: pur nella notevole variabilità strutturale che esso presenta (si va dall'edizione economica al tomo in carta pregiata rilegato a mano,) il libro è uno strumento in grado di veicolare contenuti testuali e iconici assai diversificati, estremamente facile da utilizzare, e accessibile in modo immediato senza limiti di spazio e di tempo. Al contrario, i documenti digitali sono fruibili solo attraverso la mediazione di appositi strumenti hardware e software. Tali strumenti si basano su piattaforme e soluzioni diverse, spesso reciprocamente incompatibili, e soprattutto caratterizzate da una obsolescenza tecnologica elevatissima (si pensi al ritmo con cui i sistemi di scrittura elettronica si sono evoluti solo negli ultimi dieci anni). Paradossalmente, dunque, la digitalizzazione rischia di porre limiti alla diffusione universale e alla preservazione a lungo termine dei contenuti. E questo arrecherebbe gravi danni sia alla crescita culturale collettiva, sia alla creazione e affermazione di un mercato dei prodotti culturali (destinati per loro natura a un ciclo di vita assai più lungo di quello di altre tipologie di informazione di consumo). Per evitare questi rischi, una delle soluzioni strategiche consiste nell'adozione di sistemi per la rappresentazione e la manipolazione delle informazioni che siano efficienti, condivisi e possibilmente di pubblico dominio: quelli che comunemente sono definiti standard[ 17 ]. I processi che portano alla creazione di uno standard sono diversi. In alcuni casi una tecnologia sviluppata da un singolo produttore si dimostra particolarmente efficiente e guadagna la fiducia generale degli utenti, divenendo di fatto una piattaforma standard: è questo il caso di tecnologie come Flash e JavaScript, sviluppate rispettivamente da Macromedia e Netscape, ma dimostratesi tanto efficaci da conseguire il consenso generale. Tuttavia questo processo di standardizzazione de facto comporta alcuni rischi. In primo luogo in ogni singolo settore tecnologico le soluzioni proposte sono molte e si possono dare casi in cui la competizione non si risolve a vantaggio di una sola piattaforma, o della migliore. Ad esempio, nel settore del video streaming dalla iniziale moltitudine di soluzioni si è arrivati a un duopolio che vede protagonisti da una parte Real (con il suo RealVideo) e dall'altra Microsoft (con Microsoft Media), con un terzo competitore, Apple (con QuickTime), che detiene una sezione limitata ma consolidata del mercato. L'offerta di contenuti video in tempo reale, dunque, si basa su diverse tecnologie, e questo costringe i creatori a produrre e diffondere informazione su più piattaforme o a optare per l'una o l'altra, rischiando di limitare a priori la loro utenza potenziale. D'altro canto, gli utenti sono costretti a utilizzare più di un dispositivo software per accedere a tutti i contenuti potenzialmente disponibili. Si tratta certamente di tecnologie che vengono distribuite (almeno per il lato utente) in formula gratuita, e la cui installazione non è particolarmente difficile. Tuttavia questa situazione crea un ostacolo alla diffusione del video digitale. Inoltre la compresenza di tecnologie non intercambiabili causa notevoli difficoltà per l'archiviazione e conservazione a lungo termine dei contenuti (che per i prodotti culturali rappresenta - come si è già accennato - un fattore di primaria importanza). In secondo luogo, gli standard tecnologici di fatto sono, nella maggior parte dei casi, proprietà intellettuale di singoli attori del mercato che, dalla loro affermazione, conseguono una posizione di monopolio: ed è noto che le condizioni di monopolio producono svantaggi commerciali per gli utenti e rallentano lo sviluppo tecnologico. Infine, l'obsolescenza tecnologica porta rapidamente alla sostituzione di standard chiusi e proprietari con altri standard, rendendo inaccessibili nel giro di pochi anni i contenuti digitalizzati, e imponendo costosi e complessi processi di conversione al fine di garantirne la preservazione. Un'alternativa alla creazione degli standard tecnologici basata sulla selezione (naturale?) del mercato è la promozione di iniziative di standardizzazione esplicite, che definiscano per ogni tecnologia le specifiche di riferimento alle quali i vari produttori debbono attenersi. A tale fine sono preposti gli enti di standardizzazione pubblici nazionali e internazionali, come la International Standardization Organization (ISO), o le organizzazioni commerciali private che raccolgono tutti o gran parte dei protagonisti in un certo settore, come la European Computer Manufacturer Association o il World Wide Web Consortium (W3C). Gli enti di standardizzazione pubblici, in cui confluiscono rappresentanti istituzionali e privati, hanno un ruolo molto importante, ma assai spesso soffrono di una certa lentezza nella deliberazione, essendo sottoposti a pressioni e azioni di lobbing molto forti. Le organizzazioni private, invece, possono essere più rapide nel rispondere alle esigenze di mercati in rapido sviluppo (come quello hi-tech), ma allo stesso tempo possono subire il ricatto delle aziende più forti. In ogni caso l'attività di standardizzazione formale fornisce le garanzie migliori per la creazione di specifiche di riferimento efficienti e al tempo stesso di pubblico dominio[ 18 ]. Allo stato attuale, nel settore e-book si contendono il primato due formati. Il primo è stato sviluppato dall'Open eBook Forum (Oebf), un consorzio che riunisce importanti aziende informatiche ed editoriali (tra cui Microsoft, Adobe, Gemstar, Random House, Time-Warner, McGraw-Hill), centri di ricerca e singoli esperti, allo scopo di definire degli standard tecnologici per il settore e-book. Il secondo è il Portable Document Format (PDF), realizzato dalla Adobe (che è anche membro dell'Oebf) e ampiamente utilizzato da diversi anni. Open eBook Publication Structure Specification Il primo importante standard rilasciato dal consorzio Oebf è stato l'Open eBook Publication Structure 1 (OEB, www.openebook.com/specification.htm), pubblicato il 16 settembre 1999. Si tratta di un manuale di specifiche che definisce un linguaggio di codifica con cui rappresentare il contenuto di un libro elettronico, e fornisce una serie di raccomandazioni e norme applicative. L'OEB si basa su alcuni standard preesistenti e ampiamente diffusi in ambiente Internet. Infatti la sintassi adottata per definire il linguaggio di codifica è quella XML (Extensible Markup Language). Come alcuni lettori sapranno, XML è una sorta di grammatica formalizzata (metalinguaggio) che permette di definire linguaggi per la rappresentazione di documenti su supporto elettronico (detti linguaggi di markup). Ogni linguaggio di markup XML è composto da un vocabolario e da una sintassi, che corrispondono rispettivamente agli elementi costituenti un documento e alle relazioni strutturali tra tali elementi. Ad esempio, un linguaggio per rappresentare un libro dovrà poter definire al suo interno elementi come capitoli, paragrafi, tabelle, citazioni, enfasi, ecc.; la sua sintassi dovrà indicare che un libro è costituito da una sequenza di capitoli che a loro volta conterranno paragrafi, citazioni o tabelle e così via. Una volta definito formalmente, un linguaggio di markup XML può essere utilizzato per rappresentare singoli documenti elettronici. A tal fine, ogni elemento strutturale viene rappresentato da una coppia di tag o marcatori (espressi sotto forma di stringhe di caratteri) che vanno inseriti all'interno del documento in formato testuale seguendo opportune regole e vincoli (chi abbia un minimo di familiarità con HTML, il linguaggio per la costruzione di pagine Web, non avrà difficoltà nel comprendere il funzionamento di questo meccanismo). Non possiamo in questa sede soffermarci ulteriormente sulle caratteristiche di XML. Basti dire che si tratta del nuovo standard per la creazione di contenuti per il Web, e che dunque erediterà le funzioni sin qui svolte da HTML. D'altra parte - come si accennava - anche HTML è un linguaggio di markup. Esso è basato sulla sintassi dello Standard Generalized Markup Language (SGML), un fratello maggiore di XML. Le differenze tra questi due metalinguaggi sono piuttosto limitate: di conseguenza un linguaggio SGML può essere convertito in uno XML. In particolare, il vocabolario di un linguaggio SGML si può senza problema convertire nel vocabolario di un linguaggio XML (per la sintassi la questione è più complessa, ma comunque la conversione è possibile). E in generale i singoli documenti codificati sulla base di un linguaggio SGML (come HTML) sono, sotto certe condizioni, validi anche rispetto alla traduzione di quel linguaggio in XML. In virtù di queste considerazioni, e dell'ampia diffusione di strumenti e competenze su HTML, lo standard per i libri elettronici OEB ha adottato gran parte degli elementi presenti nel vocabolario di HTML versione 4.0, aggiungendovi alcuni vincoli sintattici e un elenco di raccomandazioni per la loro utilizzazione. Un altro standard Internet adottato nell'OEB è il linguaggio per la definizione di fogli di stile Cascading Style Sheet (CSS). Un linguaggio di codifica XML, infatti, descrive solo la struttura logica di un documento, ma non il suo aspetto grafico. Esso, insomma, permette di dire che un capitolo è composto da un titolo seguito da una serie di paragrafi, citazioni, tabelle e così via, ma non quale carattere o stile o disposizione vogliamo adottare per rendere sul monitor (o sulla carta, o su un dispositivo di lettura vocale) questi elementi. Questa che possiamo chiamare la struttura formale o presentazionale del documento viene specificata mediante dei fogli di stile, a loro volta espressi mediante appositi linguaggi come CSS. Le specifiche OEB hanno adottato un sottoinsieme di questo linguaggio al fine di descrivere l'aspetto grafico che un e-book assume una volta visualizzato su un dispositivo di lettura. OEB fornisce anche delle linee guida per specificare i cosiddetti metadati da associare al libro elettronico (ovvero quella serie di informazioni che identificano un documento digitale, come il suo titolo, autore, editore ed altre eventuali notizie rilevanti). Tali informazioni, che seguono le direttive Dublin Core (uno standard per la descrizione bibliografica di risorse elettroniche sviluppato in ambito bibliotecario[ 19 ]), vanno inserite in un file denominato OEB Package File. In questo file, che a sua volta è un documento XML, vanno specificati anche: l'elenco dei file (testuali e grafici) che costituiscono nel complesso il contenuto dell'e-book (detto manifest); l'indicazione della loro sequenza lineare (spine); eventuali sequenze di lettura alternative (tours); l'elenco e i riferimenti alle componenti strutturali (o guide) della pubblicazione (copertina, indice, sommario, ecc.). Per quanto riguarda l'inclusione di contenuti non testuali, OEB nella sua attuale versione si limita alle sole immagini, per le quali sono stati adottati due comuni formati di codifica digitale: JPEG e PNG (Portable Network Graphic). Accanto a questi aspetti più strettamente sintattici, il manuale OEB fornisce indicazioni formali sui vincoli che un sistema di lettura per e-book deve rispettare per essere conforme alle specifiche. Si noti che la nozione di 'sistema di lettura' è più vasta di quella di 'dispositivo di lettura'. Mentre quest'ultimo è inteso come la piattaforma hardware/software con cui un e-book viene visualizzato, un sistema di lettura può essere suddiviso in più moduli e in più piattaforme. Di conseguenza un sistema di lettura per essere conforme alle specifiche OEB non deve necessariamente includere un sistema di visualizzazione in grado di interpretare in modo nativo dei documenti elettronici in formato OEB. Esso può anche adottare OEB come formato di input per una procedura di conversione in un cosiddetto 'formato binario' proprietario[ 20 ]. L'importanza di questo standard è difficilmente sottovalutabile: esso infatti garantisce che i produttori di contenuti e quelli di dispositivi di lettura (hardware e software) facciano riferimento a specifiche tecniche comuni che assicurino "fedeltà, accuratezza, accessibilità e presentazione del contenuto elettronico su diverse piattaforme e-book". Di conseguenza i fornitori di contenuti possono produrre e-book senza preoccuparsi delle differenze tecniche dei singoli dispositivi di lettura e, dal canto loro, gli utenti hanno la garanzia di poter accedere a ogni titolo pubblicato indipendentemente dal dispositivo che usano o preferiscono. Inoltre OEB si basa su tecnologie aperte e su standard pubblici, con tutti i vantaggi che ne derivano e che abbiamo già visto nel precedente paragrafo. Naturalmente non mancano alcune limitazioni, tra cui le più rilevanti sono la ridotta integrazione di contenuti multimediali come audio, video, grafica vettoriale (assai utile per le pubblicazioni scientifiche), e la mancanza di meccanismi intrinseci per la protezione dei documenti al fine di garantire il rispetto del copyright. Un documento OEB nativo, infatti, è un file testuale leggibile in chiaro mediante un semplice editor. ... La
questione del diritto d'autore per i contenuti digitali Quella del copyright è, come noto, una questione assai complessa che vede confluire aspetti tecnologici, economici, giuridici e sociali. Il diritto d'autore, come viene chiamato in Europa, o copyright, secondo la dizione adottata nei paesi anglosassoni[ 30 ], è un insieme di norme che regolano i rapporti economici e giuridici tra autori, editori e utenti. Alla sua base c'è l'idea che il prodotto dell'attività intellettuale sia appunto un prodotto di cui si può rivendicare la proprietà, e il cui sfruttamento si può cedere o dare in concessione a terzi. L'autore è il titolare naturale del diritto di proprietà sulla sua opera. Egli la cede in concessione temporanea o permanente a un editore che può produrne delle copie da vendere agli utenti. Gli utenti, pagando una certa cifra, possono acquistare una di tali copie e usarla, ma non diventano proprietari del prodotto intellettuale (nel senso giuridico, ovviamente) né ereditano il diritto di copia; dunque non possono a loro volta farne copie e distribuirle in qualsivoglia forma. La normativa e il concetto stesso di diritto d'autore sono conquiste piuttosto tarde dell'era moderna. Fino all'epoca rinascimentale gli autori erano vissuti dei proventi di attività pubbliche o private o della munificenza delle classi dominanti cui offrivano il loro ingegno. Ma con la diffusione della stampa, nel mondo occidentale le cose cambiarono radicalmente. Grazie a questa 'nuova tecnologia', infatti, la produzione libraria divenne una vera e propria attività industriale, in grado di generare profitti per i nuovi stampatori-editori e redditi per gli autori. Spinti anche dalla contemporanea crisi economica e politica dei principati rinascimentali, gli scrittori divennero progressivamente intellettuali 'professionisti', remunerati dai proventi delle loro opere. D'altra parte gli editori, che detenevano i mezzi di produzione dei libri, avevano bisogno della 'materia prima' intellettuale per la loro fiorente attività. Naturalmente, affinché il rapporto tra queste due figure funzionasse era necessario che fosse esclusivo, e che nessuno stampatore potesse riprodurre copie di opere che non aveva pagato all'autore. Le prime leggi in materia furono emanate nel Regno d'Inghilterra agli inizi del '700 e trovarono una completa formalizzazione e una generale accettazione solo all'inizio del secolo scorso. La codifica legislativa del diritto d'autore è giunta fino ai giorni nostri pressoché intatta. Anzi, la sua applicazione è stata progressivamente estesa nel corso del tempo per farvi rientrare i nuovi supporti e mezzi di diffusione delle opere d'ingegno che il progresso tecnologico ha reso disponibili dal secolo scorso a oggi: il cinema, la discografia, la radio, la televisione, le cassette musicali, le videocassette, i CD-Rom... Il problema è che la protezione giuridica del diritto d'autore e di copia fa leva su un dato di fatto molto materiale: la produzione e riproduzione fisica di un libro a stampa (o di un disco in vinile) sono attività abbastanza complesse, e richiedono comunque un certo impegno di tempo e di risorse. Conseguentemente, la trasgressione della norma che vieta questa pratica in mancanza dei diritti legali sull'opera è socialmente limitata ed effettivamente sanzionabile. Ma cosa avviene quando l'evoluzione dei mezzi di riproduzione rimuove queste difficoltà materiali ed economiche, rendendo la riproduzione immediata e accessibile a chiunque? La tendenza alla trasgressione, soprattutto in condizioni di alti prezzi di mercato dei beni protetti, si diffonde socialmente e la sua sanzione diviene praticamente inapplicabile. Questa è esattamente la situazione che si è venuta a creare con l'introduzione degli strumenti digitali per la produzione e diffusione delle opere intellettuali. Un oggetto digitale, qualunque sia il suo contenuto, può essere riprodotto in un numero indefinito di copie identiche a costi effettivi quasi nulli, senza alcuna difficoltà e senza alcun degrado qualitativo rispetto all'originale (quest'ultimo aspetto è più evidente per le opere musicali e audiovisive, la cui riproduzione si è basata finora su tecnologie analogiche). Di conseguenza la riproduzione illegale di prodotti intellettuali in formato digitale si è diffusa rapidamente. Basti pensare al fenomeno dei CD audio e dati masterizzati, o a quello - più recente e più direttamente connesso con il tema di questo capitolo - della distribuzione di brani musicali in formato MP3 attraverso Internet. Siamo dunque in presenza di una profonda contraddizione tra la base tecnica e la forma economico-giuridica della produzione e distribuzione di prodotti intellettuali. Le modalità per il superamento di questa contraddizione sono attualmente oggetto di un aspro dibattito teorico (ma anche pratico), fortemente polarizzato su due posizioni 'estremiste'. La prima posizione è quella sostenuta dal movimento del no copyright. Come è facilmente intuibile i suoi fautori sostengono, non senza motivi, che le tradizionali normative a protezione del diritto d'autore non abbiano più alcuna ragione di esistere nel- l'era digitale, visto l'abbattimento dei costi di riproduzione e distribuzione. E dunque ritengono che l'informazione e i contenuti debbano circolare liberamente e gratuitamente, in una sorta di versione riveduta sub specie tecnologica dell'economia del dono, o del baratto. Si tratta di una impostazione culturale molto radicata negli utenti 'storici' della rete e nei movimenti radicali di sinistra. A questa posizione libertaria si oppone radicalmente il punto di vista dei colossi editoriali, dell'industria dello spettacolo, di buona parte degli autori, affiancati dalla maggior parte delle aziende tecnologiche. Secondo questo punto di vista il diritto di autore è funzionalmente indipendente dalla tecnologia di riproduzione e diffusione dei contenuti, e la sua legittimità resta valida anche nel mondo digitale. Esso infatti è una garanzia per i produttori dei contenuti, che in sua mancanza non potrebbero vedere riconosciuto economicamente il loro lavoro (osservazione, questa, non priva di fondamento), e per i distributori che svolgono la funzione di valorizzare i prodotti intellettuali e di garantire la libertà di espressione (tesi quest'ultima sulla quale sembra invece possibile esprimere qualche dubbio). In questo quadro si collocano le molte iniziative di ricerca che puntano a sviluppare piattaforme tecnologiche per la gestione dei diritti digitali (Digital Right Management, DRM). In linea generale questi sistemi si basano sulle tecniche di cifratura asimmetrica o a doppia chiave che sono utilizzate anche per la sicurezza dei pagamenti on-line e delle transazioni digitali. Semplificando, il processo di pubblicazione mediante un sistema di DRM si svolge in questo modo: il produttore dei contenuti (l'editore o l'autore in prima persona) riceve da una authority di certificazione indipendente (di norma si tratta del produttore del sistema di DRM) una chiave privata con cui può crittografare il file che contiene l'opera protetta, assegnando ad esso un determinato livello di protezione. A questo punto il file cifrato viene inviato ai distributori che gestiscono un server di distribuzione dei contenuti. Questo server interagisce con un modulo client installato sul computer dell'utente finale. Durante la transazione il server autentica l'utente, verifica che le condizioni di distribuzione siano state ottemperate (di norma tali condizioni consistono in un pagamento in denaro, ma questo non è obbligatorio: un sistema di DRM potrebbe ad esempio essere usato per distribuire in maniera controllata documenti riservati all'interno di una azienda) e infine genera e invia al client una chiave di decifrazione che permette di accedere al file protetto. Al fine di evitare che il contenuto digitale, una volta inviato, possa essere duplicato gratuitamente o letto su più postazioni, la chiave di decifrazione del contenuto include anche una chiave privata assegnata a ciascun utente. Di norma questa chiave viene generata usando dati univoci come il numero di identificazione del processore o del disco rigido sul computer utente. In questo modo il modulo client DRM potrà decifrare il file solo ed esclusivamente se gira sul medesimo computer con cui è stata effettuata la transazione. Le piattaforme DRM possono essere interfacciate con i vari server per l'e-commerce e sono utilizzabili anche per gestire le transazioni tra produttori, editori, distributori e librai. In questo modo possono semplificare anche la catena del valore nel processo distributivo. Attualmente il denaro viene prima incassato da una libreria che, tramite la sua banca, versa a intervalli di tempo regolari la quota dovuta ai distributori e agli editori. Questi ultimi ogni anno conteggiano la quota dovuta agli autori e la accreditano sul loro conto. Con una gestione automatica delle transazioni questi passaggi potrebbero essere effettuati tutti nel medesimo istante. Attualmente esistono diverse soluzioni per la gestione di diritti d'autore in competizione tra loro. La più affermata è quella sviluppata dalla ContentGuard, un'azienda del gruppo Xerox, che si basa su un linguaggio XML con cui sono codificati i certificati digitali (contenenti dati di identificazione e chiavi di decifrazione) scambiati tra i vari attori durante la complessa transazione che abbiamo descritto sopra. La ContentGuard ha pubblicato le specifiche di questo linguaggio, denominato Extensible Rights Management Language (XrML), e ha stipulato accordi industriali con le maggiori aziende informatiche per lo sviluppo di sistemi DRM. Sia Microsoft sia Adobe, ad esempio, hanno basato i loro sistemi sulla tecnologia XrML di ContentGuard. Tuttavia la presenza di piattaforme DRM diverse e incompatibili rischierebbe di creare ostacoli alla crescita del mercato degli e-book e in generale dei contenuti digitali. Per evitare una possibile 'babele' sono stati avviati diversi tentativi di definire degli standard comuni. Il più promettente vede coinvolti il gruppo di lavoro Electronic Book Exchange (EBX, www.ebx.com), organizzazione a suo tempo promossa dalla GlassBook, e l'Oebf. Ma, al di là dei problemi tecnici e di standardizzazione, le attuali implementazioni della tecnologia DRM sollevano non poche perplessità, anche tra coloro che non sono fautori del no copyright nelle sue forme più radicali. Come abbiamo visto, il processo di acquisto di un oggetto digitale protetto (e-book, file MP3 o video digitale) è piuttosto complesso e paradossalmente impone dei vincoli che non esistono nei prodotti culturali tradizionali. Infatti, quando compriamo un libro nessuno ci vieta di prestarlo a un amico, o di leggerlo quando e dove vogliamo. Un file protetto con un sistema DRM, invece, è di norma accessibile solo su un numero ristretto di postazioni. Ad esempio - come si è accennato - i titoli distribuiti per il lettore Microsoft possono essere letti solo su due distinte installazioni del programma, con le inevitabili conseguenze fastidiose che ne possono derivare. Viene da domandarsi se l'introduzione di tanti vincoli e difficoltà non possa finire per scoraggiare gli utenti finali, e in tal modo rallentare se non impedire lo sviluppo delle nuove tecnologie di distribuzione dei prodotti intellettuali e la crescita dei relativi mercati (e questo, di sicuro, non gioverebbe nemmeno ai colossi dell'editoria e dello spettacolo). Per questo ci sembrano ragionevoli e tutto sommato condivisibili le proposte di adottare politiche distributive innovative che hanno già dimostrato la loro validità in settori come quello del software. Ci riferiamo alla distribuzione shareware (sperimentata ad esempio da Stephen King con il suo The Plant) che, accompagnata da una riduzione dei prezzi, potrebbe rivelarsi ideale per la letteratura scientifica e di nicchia. O a forme di vendita per abbonamento su collane, anche in questo caso con un controllo sul tetto dei prezzi, peraltro giustificato dall'azzeramento dei costi di riproduzione. Proprio quello dei prezzi rappresenta in questo caso un fattore fondamentale. L'esperienza del software insegna infatti che la maggior parte degli utenti tende a preferire un prodotto originale e legale rispetto a uno copiato illegalmente (che - anche in rete - è comunque in genere più complesso reperire), a condizione che il prezzo praticato dal produttore o distributore del prodotto originale sia ragionevolmente contenuto. Una politica di prezzi artificialmente alti tende invece a impedire lo sviluppo del mercato, e costituisce un incentivo alla pirateria e alla diffusione di copie non autorizzate. Qual è, allora, il 'giusto prezzo' per un libro elettronico? Evidentemente, si tratta di una valutazione che dipende dal numero di potenziali acquirenti. Ma a sua volta il numero di potenziali acquirenti dipende dai prezzi praticati. Individuare l'equilibrio migliore può essere complesso, e sicuramente i prezzi praticati inizialmente in questo settore - anche per coprire i costi di start-up - saranno più alti di quelli che potranno essere praticati fra qualche anno, in una situazione di mercato più matura. Tuttavia se i prezzi fossero troppo alti, troppo vicini a quelli dei libri su carta (che hanno costi ben maggiori di produzione e distribuzione), la crescita del mercato e-book e la percezione delle sue potenzialità da parte degli utenti e dello stesso mondo della produzione e distribuzione culturale ne risulterebbero gravemente ostacolate. A nostro avviso, in questa fase di avvio del mercato il prezzo di un e-book 'normale' (per numero di pagine e tipologia dei contenuti multimediali) dovrebbe aggirarsi fra le 5.000 e le 10.000 lire, e il prezzo di un e-book specialistico (ad esempio destinato al mondo accademico) non dovrebbe comunque superare le 20.000 lire. Editori e distributori dovrebbero rendersi conto che, anche se questi prezzi appaiono troppo bassi per realizzare grossi margini di profitto immediato, gli e-book offrono un'immensa potenzialità di allargamento non tanto del pubblico di lettori (le cui dimensioni e la cui crescita dipendono da fattori più generali di politica culturale), quanto del numero di libri acquistati - magari solo con funzione di consultazione o riferimento - da parte di tale pubblico. Prezzi troppo alti rischierebbero di inibire questo processo. In ogni caso, anche per quei titoli che saranno venduti con formule tradizionali o con prezzi troppo elevati, ci auguriamo che prevalgano impostazioni meno restrittive nell'imposizione di vincoli alla fruizione: non vorremmo vederci costretti, noi lettori forti, a trasformarci in 'hacker' impegnati a scardinare le assurde protezioni che ci separano dai nostri amati libri (elettronici). ... Conflitti
e prospettive: alcune considerazioni finali Per quanto riguarda il futuro degli e-book, riteniamo che le condizioni culturali perché questi nuovi strumenti di diffusione della conoscenza si possano affermare presso vaste fasce di utenza si siano ormai verificate quasi tutte. In primo luogo gli strumenti informatici sono ormai penetrati in modo capillare nel tessuto sociale, favorendo un aumento generale del livello di alfabetizzazione informatica e dell'abitudine a usare le tecnologie digitali in tutti gli aspetti della vita quotidiana. In secondo luogo la diffusione della rete Internet ha reso sempre più comune la produzione, diffusione e fruizione di informazione e contenuti mediate da apparati elettronici. In terzo luogo cominciano ormai a essere disponibili apparati di lettura, dedicati o no, dalle caratteristiche ergonomiche e funzionali in grado di superare il 'test' fondamentale per ogni libro elettronico: la capacità di permettere la lettura non solo alla scrivania e davanti allo (scomodo) schermo di un computer, ma anche in poltrona o a letto. Infine, le potenzialità multimediali e interattive offerte dai nuovi media stanno modificando le abitudini cognitive e i processi di apprendimento, soprattutto nelle generazioni più giovani che sono entrate in contatto con tali strumenti sin dai primi passi del loro processo formativo. Paradossalmente, i ritardi culturali più evidenti si scontano sul versante della produzione e distribuzione dei contenuti digitali. Lo testimoniano le posizioni eccessivamente rigide assunte dall'industria editoriale e informatica sulla questione del copyright, che, come abbiamo già osservato, rischiano di frenare oggettivamente la diffusione degli e-book (o di altri prodotti intellettuali in formato digitale). E altrettanto contestabile, come abbiamo visto, è la politica dei prezzi sposata da tutti i grandi editori. È comprensibile che gli editori siano propensi a proteggere un mercato sicuro, quello dei libri cartacei, dalle possibili insidie di uno nascente, di cui non si conoscono i reali margini di redditività, quello dei libri elettronici. Ma gli e-book commerciali costano davvero troppo, soprattutto in considerazione del fatto che i costi di produzione sono quasi nulli. Se al costo elevato si aggiungono i laccioli della protezione eccessiva dei contenuti, è assai difficile che si crei un mercato di massa per questi prodotti. Per fortuna l'editoria elettronica, con i suoi limitati costi di produzione, ha stimolato la crescita di un circuito editoriale indipendente che rappresenta ormai una valida alternativa all'offerta culturale mainstream. Le case editrici indipendenti sono centinaia, e in molti casi i titoli pubblicati sono qualitativamente interessanti. E dopotutto, se si fa un discorso di qualità letteraria o scientifica, le riserve sui cataloghi dei macinatori di best-seller non sarebbero poche. Siamo comunque convinti che anche nel mondo dell'editoria professionale la consapevolezza delle opportunità aperte dal mercato e-book, se affiancato da politiche industriali intelligenti, non tarderà ad affermarsi. Soprattutto in quei settori editoriali maggiormente sacrificati dall'attuale assetto del mercato. Ci riferiamo alla letteratura scientifica e accademica, notoriamente sostenuta, con alcune rare eccezioni, dai finanziamenti pubblici alla ricerca. D'altra parte è opinione universalmente condivisa che proprio in quest'ambito gli e-book potranno avere una rapida diffusione, anche in virtù delle innovative potenzialità comunicative dei supporti digitali. Con questo, si badi, non vogliamo asserire apoditticamente che la funzione del libro cartaceo nel nostro sistema culturale e formativo sia ormai superata, come sostengono alcuni entusiasti tecnofili e molti manager delle aziende hi-tech. È assai probabile che ancora per vari decenni i supporti tradizionali manterranno la loro funzione dominante in moltissimi tipi di attività di lettura. Solo, sembra ormai chiaro che tale funzione non sarà più esclusiva, e che accanto al libro cartaceo nei prossimi anni prenderanno posto molti altri strumenti. Dopotutto, tra questi, l'e-book è il parente più prossimo del vecchio, caro libro, e ne è l'erede più promettente. Partendo da queste considerazioni ci sembra si possa anche rispondere ai timori, molto diffusi in vaste fasce di intellettuali 'apocalittici', sul destino della 'cultura della testualità' che ha caratterizzato la nostra civiltà e che sembra destinata a essere travolta dal golem elettronico. Secondo questi timori la scomparsa del libro cartaceo, che come si è detto è comunque al di là da venire, porterà con sé la crisi radicale dei valori e dei contenuti culturali ad esso associati: il pensiero analitico, la priorità del linguaggio verbale, l'attenzione alla qualità espressiva delle parole, la capacità di formazione di una identità individuale profonda, la grande letteratura, e così via. È nostra opinione al contrario che i nuovi media digitali offrano l'opportunità di sviluppare e sperimentare nuovi modelli e nuovi contenuti culturali che si affiancheranno a quello testuale ma non lo sostituiranno. E anche se prima o poi la comunicazione testuale abbandonerà i 'pesanti' (e poco ecologici) atomi della carta, per librarsi tra gli immateriali bit dei supporti digitali, i testi - in quanto oggetti comunicativi astratti - continueranno a svolgere (e vedranno forse addirittura accresciute) le loro irrinunciabili funzioni cognitive ed estetiche. |
Copyright © 2000
Last revised: September 9, 2005
contact: infos@agebook.com