[
1 ] Su questo tema si sono misurati decine di intellettuali,
scrittori, giornalisti, che hanno prodotto una immensa quantità
di libri, articoli e saggi. È pertanto impossibile dare una
bibliografia completa. Per un primo orientamento possono essere
utili G. Numberg, The Future of The Book, University of
California Press 1996, G.P. Landow, L'ipertesto, trad. it. Bruno
Mondadori 1998, S. Birkerts, The Gutenberg Elegies, Faber &
Faber 1994, J.D. Bolter, Lo spazio dello scrivere. Computer,
ipertesti e storia della scrittura, trad. it. Vita e Pensiero
1993, R. Simone, La terza fase. Forme di sapere che stiamo
perdendo, Laterza 2000.
[ 2
] Sono questi i termini che Umberto Eco utilizzò nel libro
eponimo (U. Eco, Apocalittici e integrati, Bompiani 1964) per
descrivere il dibattito sul rapporto tra televisione e cultura
che si svolse negli anni '60. Gli apocalittici erano ovviamente
coloro che rifiutavano il nuovo medium e che paventavano
conseguenze funeste per la 'vera' cultura dalla sua diffusione.
Gli integrati invece, con varie gradazioni, ritenevano che la
televisione avrebbe aiutato la diffusione della cultura e
avrebbe dato luogo a nuove forme di sapere. Questa dialettica si
è verificata più volte nella storia culturale, in coincidenza
dell'introduzione di nuove tecnologie, a cominciare dalla
scrittura per finire con i computer.
[ 3
] Diverso è il discorso relativamente alle pubblicazioni
periodiche, soprattutto nel segmento di mercato dell'editoria
scientifica, che ha ormai una consolidata presenza nel mondo
dell'editoria on-line.
[ 4
] Basti pensare alle opere ipertestuali pubblicate da
editori specializzati come Voyager e Eastgate, o alle numerose
edizioni di antologie letterarie come quelle realizzate in
Italia da Zanichelli, con la LIZ, ed Einaudi, con la Letteratura
Italiana Einaudi su CD-Rom.
[ 5
] A questo riguardo rimandiamo il lettore al capitolo
'Biblioteche in rete' del nostro Internet 2000, Laterza 1999.
[ 6
] L'introduzione del codex, ovvero del libro composto da
fogli rilegati, al posto del volumen, il rotolo di papiro,
risale infatti al secondo secolo d.C.
[ 7
] La relativa novità di questo settore dell'editoria
elettronica si riflette anche sulle oscillazioni ortografiche
con cui i libri elettronici sono denominati. Infatti sono
attestate tutte le possibili varianti ortografiche
nell'articolazione del suffisso 'e' con il sostantivo 'book':
e-book, ebook, eBook, Ebook. Abbiamo scelto di adottare la prima
per riferirci alla tecnologia in quanto tale, e non a una delle
varie piattaforme proposte per la sua implementazione.
[ 8
] La versione elettronica di questo documento può essere
reperita sul sito dell'Open eBook Forum, all'indirizzo http://www.openebook.com.
[ 9
] La parola 'libro', infatti, può essere usata per indicare
sia il testo (si pensi a espressioni come "ho letto un
bellissimo libro" o "è il suo miglior libro")
sia l'oggetto materiale che lo veicola e mediante il quale
abbiamo accesso al testo stesso ("riponi quel libro nel suo
scaffale" o "questo libro è molto pesante").
Questa indeterminazione del linguaggio comune è dovuta a
ragioni pragmatiche e storiche molto forti: nella cultura
occidentale il contatto con un testo è avvenuto e avviene
perlopiù attraverso la mediazione di un supporto materiale che
lo veicola. D'altra parte anche la parola testo presenta una
simile ambivalenza.
[ 10
] Sul concetto di ipertesto e sulle teorie a esso collegate
rimandiamo i lettori ai capitoli IX e X di F. Ciotti e G.
Roncaglia, Il mondo digitale. Introduzione ai nuovi media,
Laterza 2000.
[ 11
] Si tratta di quei sistemi che permettono di inviare (push
significa 'spingere') informazioni, articolate in canali, agli
utenti Internet senza che questi debbano cercarle autonomamente
sul Web. Si veda il relativo capitolo del nostro Internet 2000,
Laterza 1999.
[ 12
] Sebbene abbia riscosso un buon successo, questa seconda
iniziativa di King ha suscitato polemiche e dubbi tra i
commentatori specializzati e gli operatori, soprattutto dopo il
calo dei lettori paganti (e l'aumento delle versioni pirata) che
si è verificato già con il secondo capitolo pubblicato.
[ 16
] Il testo dell'articolo, nel contesto di una circostanziata
replica da parte del redattore di EbookNet Wade Roush, si può
leggere all'indirizzo http://www.ebooknet.com/story.jsp?id=3731&topic=Home%3Areading+Technology.
[ 17
] Internet, ad esempio, non avrebbe potuto svilupparsi se
non si fosse provveduto a definire degli standard comuni di
interazione tra i computer come i protocolli TCP/IP. E, per
venire a un esempio più vicino al nostro tema, il Web sarebbe
stato una curiosità destinata a una ristretta comunità
scientifica, se non si fosse adottato uno standard comune (e
piuttosto semplice) per codificare i documenti che vi venivano
immessi, il ben noto HyperText Markup Language.
[ 18
] Il già citato W3C, ad esempio, ha avuto e ha un ruolo
fondamentale nello sviluppo equilibrato e aperto delle
tecnologie di base di Internet come HTML, XML, SMIL, CSS.
[ 19
] Si veda al riguardo la documentazione disponibile sul sito
http://purl.oclc.org/dc.
[ 20
] Si dice 'proprietario' ogni formato, o più in generale
ogni tecnologia legata agli strumenti software e hardware di un
singolo produttore. Ad esempio il formato Microsoft Word è un
formato proprietario.
[ 30
] In realtà, come mostra anche la loro semplice analisi
lessicale, il concetto di diritto d'autore e quello di copyright
- pur se ovviamente interconnessi - non sono affatto
coincidenti. Nel primo caso, l'accento è posto sul diritto
dell'autore di un'opera dell'ingegno a veder riconosciuti la
paternità intellettuale e il diritto di sfruttamento economico
dell'opera prodotta; nel secondo, l'accento è posto sulla
salvaguardia delle 'edizioni autorizzate' dell'opera dalla
riproduzione non autorizzata. Tuttavia, per gli scopi ovviamente
limitati e non tecnici della nostra trattazione, non è
indispensabile entrare nelle sottili distinzioni che
caratterizzano questa materia, e i due concetti di diritto
d'autore e di copyright sono suscettibili di un'analisi comune.
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