logo_Agebook.jpg (2086 byte) AgeBook

Casa editrice digitale

linea.jpg (1333 byte)

Vendita libri elettronici Catalogo dei libri elettronici su CD-ROM Libri elettronici on-line Articoli di stampa sugli e-book 

linea.jpg (1333 byte)

Critica Letteraria

Per gentile concessione della redazione della trasmissione televisiva “MediaMente”, realizzata da RAI Educational e condotta da Carlo Massarini, pubblichiamo inizialmente un’intervista a Nicholas Negroponte, fondatore e direttore del Media Laboratory del Massachusetts Institute of Technology di Boston (MIT).

 

 

31 Maggio1995

Dalla rivoluzione digitale al villaggio globale


Cosa vuol dire "essere digitali"?

E' semplicemente un modo di vivere. Non ha nulla di scientifico, di tecnico o di teorico. Fa parte della realtà, ed è qualcosa che i bambini del mondo intero capiscono perfettamente; soltanto gli adulti non ne sanno nulla.

 

 
Allora, cosa possiamo dire agli adulti? Di cosa si tratta?

Prima di tutto dobbiamo dire loro di imparare dai bambini, il che per molti è un cambiamento. A mio avviso, è come la differenza che esiste tra i bit e gli atomi, si passa da un mondo materiale, fatto di cose palpabili, consistenti, a un mondo senza confini, globale per definizione. I bit, questi piccolissimi uno e zero - privi di colore e di forma - viaggiano alla velocità della luce. Si tratta di un mondo interessantissimo, nuovo, temuto da molti, perché comporta un cambiamento di enorme portata.

 


Sarà un fattore di unione o di discriminazione tra le persone? Il futuro del bit avvicinerà la gente oppure introdurrà una discriminazione tra chi sarà "digitale" e chi non lo sarà o non intenderà diventarlo?

E' fuor di dubbio che prima o poi avrà un effetto di armonizzazione e di unione. Tuttavia, fino a quel momento sussisterà una differenza generazionale. La differenza tra i ricchi e i poveri di conoscenze informatiche non corrisponderà alla normale differenza economica alla quale siamo abituati, come tra i ricchi e i poveri di denaro. Ci saranno i giovani al corrente, e gli anziani che non lo saranno, convinti di non averne bisogno perché ne hanno fatto a meno tutta una vita e, quindi, perché mai dover iniziare. Ma hanno torto, e ci vorranno circa 4 o 5 anni per appianare la differenza. Una volta appianata, ne sopraggiungerà un'altra, quella economica, che riguarderà i paesi in via di sviluppo o i poveri nei paesi avanzati. Ci vorranno altri 4 anni, ma poi si supererà, perché le telecomunicazioni e i computer costeranno sempre di meno.

 

 
Nel frattempo, una persona di una certa età cosa dovrebbe fare?

Avere un bambino. Parlo sul serio. Ogni giorno ricevo circa dieci messaggi di posta elettronica da dei nonni. Negli Stati Uniti, gli anziani, dai 55 anni in su, rappresentano il gruppo che con più rapidità si collega alla linea. Mi dicono, ad esempio, di avere una nipote, di avere acquistato un computer portatile e di essersi collegati con America On-line, cosa che ha cambiato loro la vita e le relazioni con i nipoti. E' un fenomeno interessantissimo.

 


Il visionario che c'è in lei, che cosa ha visto 10, 20 o 30 anni fa? Perché ha fondato il Media Laboratory? Quale è stata la sua intuizione?

Ho fondato il Media Lab come una contro-cultura all'informatica, con due princìpi particolari: prima di tutto, sono interessato al modo in cui le persone comunicano con le macchine. Se lei fosse una macchina ed io una persona, come potrei interagire con lei, e come potrei rendere la macchina più simile a me? Questo è il primo principio. Il secondo riguardava il modo in cui il contenuto dell'informazione, - che si trattasse di notizie o di musica, di una produzione video animata o di un racconto - può influenzare la tecnologia e il canale di comunicazione. Questi erano i due spunti nell'agosto del 1978, quando ho avuto l'idea di fondare il Media Laboratory.

 


Qual è la sua visione di un mondo nuovo?

Visione non è una parola che usiamo volentieri, perché non siamo teorici. Non scriviamo relazioni. L'aver scritto un libro, infatti, mi crea un certo imbarazzo, perché un libro è un mezzo di comunicazione fuori moda e non è proprio il mezzo di espressione più abituale del futuro. Ma noi costruiamo cose, e al MEDIALAB ci piace dire che il modo migliore per prevedere il futuro è inventarlo. E così ci sono oggi circa 300 persone che stanno costruendo e provando cose, senza scrivere relazioni o teoria, ma soltanto costruendo.

 

 
Quali sono le invenzioni più importanti di MEDIALAB che fanno o che faranno presto notizia?

In generale ritengo che la multimedialità derivi dal MEDIALAB e dai gruppi che lo hanno preceduto. Potrei farle tanti esempi specifici, ma penso che il risultato migliore sia l'attenzione da parte della gente. Quando abbiamo avviato il MEDIALABORATORY, la gente pensava che fosse uno scherzo, i giornali ci davano dei ciarlatani, dicevano che non c'era contenuto, che era solo apparenza, vacuità come a Hollywood. Ma in realtà l'attività è talmente profonda da valere 3 miliardi di dollari, e sono convinto, ed è opinione diffusa, che Internet rappresenti un cambiamento forse ancora più radicale dell'invenzione della stampa.

 


Passiamo a Internet, allora. Ritiene che rimarrà così com'è ora, una sorta di organismo dinamico con radici proprie, capace di autosvilupparsi, oppure, in futuro, sarà - come posso dire - burocratizzato? Diventerà oneroso per i singoli o per le aziende essere in linea?

Lavoro su Internet da 25 anni. Non dimentichiamo da dove deriva. E' stato il ministero della Difesa, nel 1969, a lanciare l'idea di costruire Internet. La base di Internet, quale sistema di comunicazione protetto da errori, ha dato origine a una struttura totalmente decentrata. In un primo tempo, nel 1970 e 1971, persone come me furono autorizzate ad usarlo per ragioni personali e per ragioni tecniche. Eravamo un piccolo gruppo. Ma poi è cresciuto, ed è stato diffuso nei paesi della NATO, è diventato sempre più grande, si è sviluppato con la stessa struttura decentrata che aveva all'inizio. Quindi è un organismo dinamico con radici proprie per definizione. Un governo non può nemmeno entrarvici e pretendere di volerlo controllare. Se si decidesse di arrestarlo, non sarebbe nemmeno possibile. Come lo si potrebbe arrestare, alzando un tombino e tagliando i fili ? E' un fenomeno totalmente decentrato, è inarrestabile e ha radici proprie per definizione.

 


Mi pare che abbia scritto o affermato che la rivoluzione che è in corso attualmente vada oltre la politica, i politici, e la capacità delle persone di controllare gli avvenimenti. E' il corso della natura che segue la sua strada. E' davvero così? L'impossibilità di controllarlo implica anche l'eventualità di non dominare il lato nascosto della rivoluzione digitale?

Non deve dimenticare che l'assenza di un controllo centrale non vuole dire caos e anarchia. Molti sono convinti che l'unica forma di ordine derivi da un ente centrale. Ma non è così. Un esempio che usiamo spesso al MEDIALAB è quello delle anatre. Quando le anatre volano verso sud, formano quella bella "V", e la prima anatra non è il capo dello stormo. Io non sono cacciatore, ma se si spara all'anatra frontale, essa viene sostituita da un'altra anatra, anatra che non è così avanzata da vice presidente dello stormo a presidente, in quanto le anatre si comportano autonomamente, e insieme creano l'ordine. Internet funziona proprio allo stesso modo. Non c'è nessun'anatra presidente o vice presidente. La politica quindi è abbastanza irrilevante, perché la politica appartiene sempre a uno stato-nazione, e a questo livello non c'è spazio per lei. Essa non svolge un ruolo importante. Può, ad esempio, rallentare il bit, o accelerarlo, ma il governo, fondamentalmente, non ha altro ruolo se non quello di togliersi di mezzo.

 


Come cambierà la politica nell'era della post-informazione, delle telecomunicazioni?

Se vuole chiamare così quel genere di gestione, essa farà due cose, diventerà sia più globale che più locale. Fenomeno questo che interesserà anche i media, le aziende e altri settori. In un certo senso, la dimensione dello stato nazione è sbagliata: non è né globale, né locale. Si svilupperanno i due estremi: la globalizzazione e alcune forme nuove di localismo.

 


Negli anni '80 si parlava tanto di "villaggio globale". Ebbene, la rivoluzione digitale condurrà al "villaggio globale", oppure avrà altri risvolti?

Il "villaggio globale" è una bella espressione. Non sono sicuro che Marshall McLuhan le attribuisse il significato che poi ha assunto. Penso comunque che descriva bene ciò che si sta già verificando. Se considera i 50 milioni di utenti che impiegano Internet abitualmente, deve tenere presente che più della metà non sono negli Stati Uniti. Non si tratta quindi di un fenomeno americano. Talvolta gli europei considerano Internet come una nuova forma di imperialismo americano, come le telenovelas o i film che vengono esportati. Diamine, il Web, la ragnatela mondiale, è stato inventato a pochi chilometri da Milano. E' un fenomeno europeo, che mostra come le persone collaborino realmente senza preoccuparsi delle frontiere e dei confini geografici. I bit non si fermano alle dogane; voglio dire: tirano dritto. Il Web è stato inventato a Ginevra, al CERN, proprio in una zona di frontiera.

 


E' abbastanza lontano, saranno solo alcuni chilometri, ma comunque è già Svizzera. Prendiamo la televisione, qui abbiamo uno spot televisivo via satellite, se osserviamo il mondo, in linea di massima, scopriamo che i formati sono gli stessi per tutti, sono replicati ovunque. Ebbene, Internet, e in senso lato l'espansione delle reti informatiche a livello mondiale, renderanno il mondo più omogeneo, più uguale a se stesso, oppure manterranno quelle naturali differenze che è bene che esistano?

Non dimentichiamo la differenza tra Internet e la televisione, perché sussiste una fondamentale differenza. La televisione è come i giornali, la radio, i libri. Esiste una fonte, e a partire da essa, che provenga da un satellite, che viaggi via cavo o che sia trasmessa per via terrestre, viene effettuata l'erogazione attraverso un sistema gerarchico. Vi è un'anatra presidente, e se si vuole interrompere un dato programma televisivo, si rimuove l'anatra presidente, e si smette con la trasmissione. Per Internet non è così, qualunque punto può essere sia trasmittente che ricevente. Ecco perché contribuisce a accrescere le differenze, e non a fornire una singola visione del mondo sempre più uniforme. Le differenze, che, in ogni caso, costituiscono la parte più interessante della vita, invece di essere soffocate, possono emergere. Ai tempi della televisione analogica e di altre tecniche, dovevamo seguire alcune norme che generavano l'uniformità. Ora non è più così.


I bambini si avvicinano facilmente ai nuovi media in quanto sono molto ricettivi. Allo stesso tempo, molti genitori potrebbero temere che i loro figli o nipotini invece di giocare con i giocattoli, con la terra o con elementi fisici, trascorrano tantissimo tempo davanti allo schermo. Sarà proprio così?

E' un fenomeno interessante. Se un bambino oggi passa la metà del tempo a leggere un libro, i genitori gli dicono "bravo". Ma, chiaramente, anche passare ore e ore a leggere senza uscire a giocare con gli altri bambini è un male. La differenza che abbiamo riscontrato è che i bambini che trascorrono molto tempo con Internet sono molto, ma molto più socievoli. Internet non è come Nintendo dove si sta lì, seduti, imbambolati davanti al video, è un fenomeno socializzante. E' stato provato che aumenta e non riduce la socializzazione.

 


Comunque, nei contatti personali le parole vengono accompagnate dai gesti, dall'espressione, dal tono di voce, mentre in Internet tutto è ridotto a mere parole. Come può una macchina trasmettere i sentimenti?

Per il momento ci sono solo parole, ma in molti casi le sole parole e l'anonimato di Internet inducono i bambini a fare cose che non avrebbero mai fatto. Mi spiego. Possono farsi coraggio e dire o domandare cose che non oserebbero mai fare ad alta voce. In molti casi, Internet, con l'anonimato, garantisce la libertà. E' stato riscontrato che i bambini autistici, che hanno difficoltà nel comunicare, non sono intimoriti dalla rete, quindi, imparano a comunicare prima con Internet e poi con le gente. E' un'esercitazione alla comunicazione che migliora e non riduce la socievolezza di un individuo.

 


Le grandi società multinazionali ne approfitteranno? La Time-Warner, la Bertelsmann, le grandi società che si occupano di ciò di cui stiamo parlando, in futuro domineranno il mondo?

No. Le grandi società non controlleranno il mondo. Esse saranno in Internet e avranno uno scopo valido, ma la cosa interessante di Internet è di trasformare all'istante le piccole imprese in aziende multinazionali con un mercato mondiale, anche se contano solo due o tre addetti. Questo prima non era possibile. Prima il termine "multinazionale" si riferiva sempre a una grande azienda, ora può anche trattarsi di una piccola impresa. Del resto, se sono collegato a Internet e intendo avere informazioni su una data società ho molti modi per farlo e ottenerle gratis, ma, preferisco pagare il Financial Times, il Dow Jones o qualcun altro, perché più affidabili, in quanto società con un marchio, e pagare per la qualità dell'informazione. Quindi coesisteranno entrambi. Ci saranno la Bertelsmann e la Time-Warners e la Dow-Jones, ma le nuove arrivate, che faranno concorrenza ad un'azienda come la RAI, saranno le piccole aziende locali o individuali o forse i singoli individui sparsi in tutto il mondo o in tre o quattro fusi orari che collaborano e forniscono informazioni, ma in un canale molto ristretto.

Torniamo a Internet. Internet sta leggermente cambiando le abitudini della gente. Alcune persone non escono più e la differenza tra la domenica e il lunedì e tra la notte e il giorno è sempre meno evidente. In futuro la nozione di tempo non esisterà più?

Che Internet crei persone asociali, senza amici, che non escono mai, è una fantasia ridicola. E' vero proprio il contrario. Oggi si è prigionieri della settimana lavorativa, del giorno e della notte, del sabato e della domenica. Per me la domenica non è diversa dal lunedì e il giorno dalla notte. Sono indipendente dallo spazio e dal tempo. Trovo che questa non sia una forma di oppressione, ma piuttosto di libertà. Per alcuni mestieri - se si fanno gli hamburger o si è neurochirurgo - si deve stare con gli hamburger o con il paziente. Non si può navigare in Internet perché non si sanno trasformare gli hamburger in bit e i bit in hamburger - un giorno si potrà anche... - ma nella vita di tutti i giorni è ridicolo pensare che vivremo sotto una campana e che saremo sempre seduti davanti al computer. Primo, perché non si è soli, si hanno 50 milioni di persone con cui parlare, e, secondo, il non seguire programmi, orari di lavoro, non essere tutti allo stesso posto, è una forma di libertà. In Italia ci sono aziende che lavorano con Internet, ma che pretendono che i dipendenti si rechino tutti i giorni sul posto di lavoro, e non gradiscono che lavorino a casa. E' un modo di pensare superato. Non è digitale.

 


Ritorniamo alla prima domanda. Il mondo diventerà digitale, ma non ci sarà un lato oscuro in tutto ciò ? Mi spiego. Siamo umani, e gli umani sono uomini. Non ci trova nulla di negativo in tutto ciò, eventuali risvolti negativi?

Il lato oscuro, i risvolti negativi già emersi di Internet riguardano, a mio avviso, la sicurezza e la privacy. E' una questione da considerare e sulla quale è necessario lavorare. La sicurezza e la privacy si esplicano in tre modi: in primo luogo, quando comunico con lei, lei vuole accertarsi che si tratti proprio di me. In secondo luogo, se le invio un messaggio, non gradirebbe che qualcuno lo ascoltasse. In terzo luogo, quando lo copia sul suo disco rigido, vorrebbe assicurarsi che nessuno possa avervi accesso e portarglielo via. Questi tre aspetti sono tutti importantissimi. Garantirne uno ed escludere gli altri due non avrebbe molto senso. Sono necessari tutti e tre, altrimenti si rischia quello che io definirei un lato oscurissimo, si rischia di essere ascoltati, e che sia senza gravi conseguenze come un'informazione di marketing, o che sia spionaggio politico, un Grande Fratello, entrambi non sono giusti, e l'unica soluzione è la protezione della sfera privata e la sicurezza.

 


Ho sentito dire che non abbiamo bisogno di fibre ottiche, ma di creatività. E' vero, o cosa intendeva dire?

Non ho mai detto che non abbiamo bisogno di fibre ottiche ma solo di creatività. Ho detto che il problema non è la banda di frequenza, ma il non avere idee nuove e immaginazione a sufficienza. Avremo senza dubbio le fibre in casa. E' necessario. Ma questo non è un problema. Il problema è come usare la creatività. Ora sappiamo come portare le fibre in casa; abbiamo risolto un problema tecnico. Ma non abbiamo spunti su come rendere Internet interessante, navigabile. Come andiamo in giro? E' un posto molto rumoroso. Come creare gli agenti; come creare un quotidiano personalizzato? E' una lunga serie di domande, per le quali non abbiamo risposte, ma il problema non è la banda di frequenza, è la fantasia.

 


Trovo Internet così lento.

Internet è lento, perché cresce in fretta. A livello mondiale cresce del 10% ogni mese, e in alcuni paesi del 10% alla settimana. Nessun sistema è capace di crescere così in fretta senza essere lento e senza presentare problemi di crescita. Ma quando pensa alla storia, che cosa è mai cresciuto del 10% in un mese o in una settimana ? Una città ? No. Nulla. Il tasso di crescita è fenomenale. Internet può essere molto lento, ma tutto dipende dalla macchina nella quale si naviga, infatti è calibrato piuttosto bene. Generalmente, è lento quando si usa ad esempio dagli Stati Uniti e ci si collega con l'Italia, la banda tra l'Italia e gli Stati Uniti è molto stretta. La lentezza non dipende né dall'Italia, né dagli Stati Uniti. Queste cose si calibrano a ritmi diversi. Non cambiano tutte nell'ordine giusto al momento giusto.

 


Internet, la sua idea di un mondo digitale, non è troppo americana? Ho vissuto in America, quindi conosco abbastanza bene il modo di vivere e di vedere il resto del mondo degli americani. Essi pensano che il mondo intero sia come l'America. Non è così, le differenze sono molto profonde. A dire il vero, direi che l'America è un altro mondo rispetto all'Africa, all'America Latina, anche all'Europa. La sua idea, per quanto affascinante e forse alla fine anche vera, non richiederà molto tempo? Come sarà possibile avere le fibre in tutti i continenti, quando ancora in Italia c'è una gran confusione, e non c'è neppure il cavo?

La questione a mio avviso non è l'America. Ed è ora di mettere da parte questa idea. Ho scritto un articolo per una rivista elettronica intitolato "Perché l'Europa è così poco cablata ?" Ricevo tanta posta elettronica da ragazzi che mi dicono che non è vero che non sono "cablati" e ricevo tanta posta elettronica da gente più anziana, che invece danno ragione a lei. Quindi in Europa oggi esiste una netta divisione generazionale. Ciò non mette in pericolo i valori culturali o la comunità locale. Dobbiamo riconoscere che i giovani non se ne preoccupano, che sono intrinsecamente mondiali, che sono intrinsecamente digitali. Passo tre o quattro mesi all'anno in Europa. Sono andato a scuola in Europa. I miei genitori erano europei. Mio figlio abita in Italia. Sono stato in quasi tutti i paesi del mondo. Quando mettiamo in funzione i computer in Africa, in Senegal, o sulle montagne del Pakistan vicino all'Himalaya - ne ho messi in funzione in Sud America e in paesi del mondo dove nessuno andrebbe perché sono controllati dai "signori della droga" - ho visto ragazzini da cinque a otto anni districarsi benissimo. Non è un fenomeno borghese, provinciale americano. Ho visto i ragazzini del Senegal, del Pakistan, della Columbia davanti a un computer come davanti a un pianoforte. Non penso quindi che sia un fenomeno americano.

 


Quindi, praticamente, abbiamo bisogno di adulti con bambini e di bambini che li chiedano in regalo agli adulti. Abbiamo proprio bisogno di tutto ciò?

La domanda vale per qualunque cosa. Persino per l'aria pura. Penso che, come l'aria pura, lo si voglia. E' proprio come l'aria. Certo, non è paragonabile all'automobile, che ci ha permesso di andare più in fretta. E' un pochino più etereo, all'inizio sarà in un certo senso ai margini, si svilupperà solo in certe nicchie, in diversi paesi, ma alla fine, tra 10 o 20 anni, non dico 100 anni, ci si renderà conto che non sarà molto diverso dall'aria. Lo si noterà solo quando mancherà.

 



Copyright © 2000 AGEBOOK
First launched: 2001
contact: infos@agebook.com